Chi sono le figure femminili del folklore piemontese?
Il folklore piemontese è popolato da figure femminili enigmatiche, sospese tra natura, magia, paura e memoria. La loro presenza nell’immaginario collettivo è il riflesso di ciò che le comunità contadine temevano, rispettavano o non riuscivano a spiegare: dai misteri della natura a quelli del corpo femminile, dalla malattia alla morte, dai sogni e incubi, fino alla paura per il buio.
Masche, faje o faye, sarvanotte, dame bianche e creature oscure abitano da secoli racconti tramandati oralmente tra vallate alpine, Langhe, Roero e campagne piemontesi.
Non tutte queste figure hanno lo stesso volto: alcune aiutano, altre seducono, altre ancora spaventano. E, come spesso accade nel folklore, non è sempre facile stabilire da che parte stiano.
La Masca: la strega del folklore piemontese
Tra le figure più conosciute del folklore piemontese c’è senza dubbio la masca. Spesso tradotta semplicemente come “strega”, la masca in realtà è molto di più. Nelle tradizioni popolari piemontesi, la masca è spesso una donna dotata di poteri straordinari, come alzarsi in volo per raggiungere i sabba, le riunioni di demoni e masche, e trasformarsi in esseri animali o vegetali.
Le viene attribuita la capacità di fare la fisica, preparando filtri, pozioni, rimedi e medicamenti grazie alla conoscenza delle proprietà di piante ed erbe.
È sovente considerata portatrice di sventure legate alle malattie, ai fenomeni atmosferici e alla fertilità umana e animale. Ma non sempre è soltanto malvagia: in alcune storie può essere anche burlona e fare scherzi più o meno innocenti agli esseri umani, come far sparire utensili da cucina o attrezzi da lavoro.
In alcuni racconti può anche guarire, proteggere e custodire antichi saperi tramandati oralmente o riportati nel Libro del Comando. Questa sorta di ricettario, scritto in dialetto e in latino, lo deve tramandare, insieme alle sue capacità, in punto di morte, entrando in contatto fisico con un’altra persona, per riuscire a lasciare la terra.
La masca può vivere in solitudine in paese, dove “si mimetizza” o ai margini della società: nei boschi, nelle campagne, nei luoghi isolati. Inoltre, può essere anche una presenza invisibile, funesta e incombente, perfetto spauracchio per i più piccoli ma non solo.
È una figura liminale che sembra muoversi sul confine, tra luce e oscurità, vita e morte. Dietro i racconti di masche affiorano così mondi diversi: la superstizione e la paura dell’ignoto, ma anche la medicina popolare, i saperi femminili e un rapporto con la natura molto più profondo di quello che oggi siamo abituati a immaginare.
Ed è proprio questa varietà di caratteristiche, talvolta persino contraddittorie, a rendere la masca una delle figure più complesse e sfuggenti del patrimonio folklorico piemontese. Ti basterà seguire le Tracce di Masche per rendertene conto.
La Carcaveja: l’incubo del folklore piemontese
La Carcaveja è una delle creature più spaventose del folklore piemontese. La traduzione letterale della parola piemontese è vecchia che calca e richiama un’entità che schiaccia, opprime e disturba il sonno del dormiente, come un incubo.
Il suo carattere inquietante richiama anche figure appartenenti a un immaginario più ampio, come la Mar o Mare, presenza notturna del folklore europeo associata alla sensazione di soffocamento durante il sonno. È alla stessa radice che viene ricondotto anche il termine inglese nightmare: in origine, quindi, non semplicemente un «brutto sogno», ma l’idea di una presenza notturna capace di gravare sul dormiente.
Racconti di esseri che immobilizzano chi dorme, si siedono sul suo petto o provocano una sensazione di oppressione sono stati messi in relazione anche con esperienze che oggi riconosciamo come paralisi del sonno, durante le quali può verificarsi l’impossibilità di muoversi, talvolta accompagnata dalla percezione di una presenza nella stanza o di un peso sul torace.
Questo non significa che Carcaveja e Mar siano la stessa figura, ma mostra come culture e tradizioni diverse abbiano dato un volto e un nome a esperienze notturne profondamente paurose.
Ridurre la Carcaveja a una semplice creatura mostruosa notturna, però, significa perdere un’altra parte importante di ciò che questa figura rappresenta. Infatti, la possiamo immaginare come uno spettro o fantasma, ma può assumere anche le sembianze di un fenomeno inspiegabile o di un miraggio, come ci racconta un luogo particolare nel paragrafo seguente.
Il Bal di Masche
Sul Moncuni (Monte Cuneo) vicino ad Avigliana (TO) si raccontava del Bal di Masche: un luogo spoglio dove le erbe sembravano muoversi e danzare da sole. Si è poi scoperto trattarsi di un fenomeno ottico: nelle giornate più calde, l’aria surriscaldata vicino al terreno altera la vista, facendo vibrare il paesaggio, come se la vegetazione vista da lontano si muovesse.
Secondo la tradizione popolare quella presenza misteriosa era proprio la Carcaveja, collegata al passaggio delle masche che erano state lì di notte per i sabba, i loro incontri notturni.
Dopo il passaggio delle masche, inoltre, si diceva che restassero segni di rovina: vegetazione nefasta, erbe velenose, paesaggi inquietanti.
La Sarvanotta: la donna selvatica delle montagne
La sarvanotta, vezzeggiativo al femminile di sarvanot (da sarvan) appartiene al mondo alpino e montano e trae origine dal mito del Servaj, l’uomo selvatico o selvaggio.
È una creatura legata ai boschi, alle rocce e alla natura incontaminata.
A metà tra donna e folletto dei boschi, la sarvanotta vive lontana dai villaggi e rappresenta un’entità antica, misteriosa e difficile da controllare.
In molti racconti risulta dispettosa, burlona e permalosa, soprattutto quando gli uomini cercano di invadere il suo territorio.
In alcune storie, come quelle del Sentiero dei Sarvanot di Rore, borgata di Sampeyre (CN), Val Varaita, aiuta pastori e contadini, insegnando loro antichi mestieri, come trasformare il latte in burro e formaggio e altri segreti di montagna.
Quando però gli uomini iniziano ad avere dubbi sul conto della Sarvanotta per via del suo aspetto bizzarro e vogliono scoprire di più sul suo conto, la sarvanotta si arrabbia e fugge, senza più condividere la sua sapienza.
La sarvanotta, quindi, incarna il rapporto ambiguo tra uomo e natura (madre e matrigna): fascino, timore e rispetto.
La Faja: tra fata, masca e sarvanotta
Nel folklore piemontese la faja è una figura difficile da definire. Non è una masca, ma non è nemmeno il suo opposto. Tracciare un confine netto tra queste figure non è sempre possibile: le tradizioni si sovrappongono, cambiano da un territorio all’altro e spesso sfuggono alle categorie con cui oggi cerchiamo di ordinarle.
In generale, la faja si colloca in uno spazio ambiguo tra:
- fata
- creatura selvatica
- spirito della natura
- custode di segreti
- presenza seducente e misteriosa
In alcune tradizioni appare bellissima: luminosa, giovane, quasi ultraterrena, mentre in altre assume, invece, caratteristiche molto più simili alle sarvanotte o alle creature selvatiche delle montagne.
Le storie raccontano che le faje conoscano formule e rituali, sappiano usare le erbe, vivano vicino a grotte, boschi, sorgenti e montagne e possano aiutare o ingannare gli esseri umani.
In certe leggende attirano gli uomini, come le sirene. In altre custodiscono antichi saperi, incarnando la saggezza e la bellezza della natura. Il confine tra protezione e pericolo rimane perciò sempre sottile.
Le Faye del Mombracco
In alcune zone del Piemonte, come il Mombracco, nella Valle Po (CN), la parola compare nella forma “Faye”.
Qui le Faye vengono descritte in modo molto diverso rispetto alle fate eleganti della tradizione più moderna.
Secondo alcune leggende erano creature basse, povere, selvatiche, un po’ pelose e abitavano boschi, grotte e luoghi nascosti.
Si nutrivano di castagne, erbe e tuberi e vivevano nella cosiddetta Rocca delle Faye.
A volte erano dispettose: si raccontava persino che potessero scambiare i propri figli con quelli degli esseri umani.
La Dama Bianca: il fantasma della memoria
Tra castelli, torri e dimore storiche compare spesso una figura vestita di bianco: la Dama Bianca.
Presente non solo in Piemonte ma in molte tradizioni europee, la Dama Bianca è legata a luoghi precisi, come castelli, ville, palazzi nobiliari e a storie tragiche.
Dietro la sua apparizione si nasconde spesso il ricordo di una nobildonna protagonista di:
- un amore infelice
- una morte violenta
- un mistero irrisolto
- una tragedia familiare
La sua presenza non ha sempre lo stesso significato. Per alcuni è un oscuro presagio, per altri una presenza protettrice, per altri ancora una memoria che continua a sopravvivere nel luogo che abitava.
La Dama Bianca del Castello della Manta
Una delle leggende piemontesi più affascinanti riguarda il Castello della Manta, vicino a Saluzzo (CN).
Secondo la tradizione, una giovane nobildonna trascurata dal marito si accompagnava segretamente ad alcuni giovani del paese.
Quando il marito scoprì il tradimento, organizzò una terribile vendetta.
La donna morì annegata nelle acque gelide di un fiume e da allora, nelle notti di pioggia, tornerebbe ad abitare il castello lasciando dietro di sé un intenso profumo di gelsomino.
Come molte Dame Bianche del folklore europeo, anche questa figura sembra sospesa tra memoria, colpa e impossibilità di trovare pace.
Perché queste figure esistono ancora?
Le figure femminili del folklore piemontese continuano a sopravvivere perché parlano di qualcosa di profondamente umano. Non rappresentano soltanto il soprannaturale.
Raccontano:
- la paura dell’ignoto
- il rapporto con la natura
- il mistero del femminile
- il confine tra vita e morte
- il bisogno umano di dare significato a ciò che non comprende
Attraverso leggende, racconti orali e tradizioni popolari, queste creature continuano ancora oggi ad abitare il paesaggio piemontese.
È seguendo queste tracce, una storia dopo l’altra e un territorio dopo l’altro, che Folklore in Piemonte prova a ricostruire una parte di questo immaginario: senza uniformarlo, ma lasciando spazio alle differenze, alle contraddizioni e alle tante voci con cui è arrivato fino a noi.
Fonti e approfondimenti
- Bravo, Gian Luigi, Feste, masche, contadini. Racconto storico-etnografico del Basso Piemonte, Carocci, Roma, 2005.
- Bonato, Laura, Vita da strega. Masca, faja, framasun, Meti Edizioni, 2015.
- Regione Piemonte, Paesaggi, leggende e miti di Avigliana, portale Paesaggio Piemonte. Consulta la pubblicazione della Regione Piemonte.
- FAI, Fondo Ambiente Italiano, Castello della Manta.






