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Tracce di Masche incontra Francesca Michielin: quando il folklore trova nuovi linguaggi per continuare il suo viaggio

Pagina finale autografata da Francesca Michielin dell'opuscolo Tracce di Masche

Ancora non mi sembra vero e scriverlo rende tutto più reale: domenica 5 luglio 2026 ho incontrato la cantante Francesca Michielin al concerto della rassegna Suoni dal Monviso ad Agliasco, borgata di Paesana (CN).

Se penso al nostro tu per tu, documentato da un video, rivedo una scena tanto semplice, spontanea quanto emozionante: io che le consegno un libretto, lei che lo prende tra le mani, lo sfoglia con interesse, osserva le illustrazioni meravigliata, mi ascolta mentre le racconto in breve che cosa sono Tracce di Masche e Folklore in Piemonte.

Ricordo bene i suoi complimenti, i sorrisi, la stretta di mano, l’abbraccio e l’autografo su una copia di quel piccolo volume, che custodisco come un tesoro.

Eppure, quel momento è una storia cominciata ben prima dell’incontro post-concerto e che va ben al di là del desiderio di incontrare un’artista famosa.

Ha preso forma da un’idea molto diversa: quella di aver riconosciuto, nel lavoro di un’altra persona, una domanda che da tempo accompagna anche il mio.

Che cosa può diventare il folklore quando smettiamo di considerarlo soltanto qualcosa che appartiene al passato?

Prima dell’incontro con Francesca Michielin c’era già stata la ricerca

Quando ho scoperto il progetto musicale Magia Bianca di Francesca Michielin, ciò che mi ha colpita non è stata solo la presenza della strega come figura narrativa.
La strega, del resto, è ovunque. È diventata un’immagine potentissima della cultura popolare e contemporanea, ma proprio per questo rischia facilmente di ridursi a un’estetica: un cappello a punta, una scopa, qualche elemento magico e un immaginario immediatamente riconoscibile.

In Magia Bianca ho trovato qualcosa di diverso.
Dietro le canzoni, le sonorità e l’immaginario dell’album emerge un percorso di ricerca che prova a indagare la figura della strega nella sua complessità. Parte dalle origini per riportarla nel presente:

  • il riferimento alla bolla papale del 1484, emanata da papa Innocenzo VIII e divenuta uno dei capisaldi della caccia alle streghe
  • il lavoro sul significato stesso della parola “strega”
  • le figure della tradizione popolare, come le Anguane del Veneto

fino alla rilettura contemporanea di ciò che significa essere considerati diversi, disturbanti, fuori dalla norma.

Copertina dell'album Magia Bianca di Francesca Michielin

Persino un’immagine in apparenza leggera come quella di Strega Comanda (colore) può così cambiare prospettiva e incontrare l’attualità, i suoi colori, le sue battaglie, il tema della libertà di essere ciò che si è e si vuole.

Mi aveva colpita anche un’altra cosa: la capacità di guardare ai territori.

Prima ancora della tappa piemontese, Francesca aveva già parlato delle masche, provando a raccontare chi fossero e quale posto occupassero nel nostro immaginario popolare. Non so attraverso quali strade sia arrivata a quelle informazioni, so però che erano frutto di una ricerca.

Durante il concerto l’ho ritrovata ancora, nei riferimenti alle tradizioni del solstizio d’estate e alle credenze legate alle masche.

A quel punto l’affinità che avevo intravisto mi è sembrata ancora più evidente e profonda: più che riconoscere solo un tema comune, mi trovavo di fronte a un approccio condiviso.

Due strade diverse verso una domanda simile

Cristina Bertolino di Folklore in Piemonte
Francesca Michielin

Magia Bianca e Tracce di Masche sono progetti diversi. Nel percorso di ricerca di Francesca, però, ho riconosciuto qualcosa che sento molto vicino alla filosofia con cui è nato Folklore in Piemonte: la convinzione che studiare il passato non significhi rimanervi ancorati.

Per me la ricerca è sempre il punto di partenza, mai quello di arrivo.

Quando una nuova storia entra nelle Tracce di Masche, può provenire da una vicenda processuale oppure dalla memoria popolare e da un racconto tramandato nel tempo. Cercare di ricostruirla nel modo più accurato possibile è fondamentale, così come distinguere ciò che appartiene alla storia documentata da ciò che è entrato nella leggenda.

Ma, una volta fatto questo lavoro, arriva un’altra domanda: come possiamo raccontare oggi queste storie perché tornino a incontrare le persone?

La risposta che ho cercato di dare con Tracce di Masche passa anche attraverso la tecnologia. Le storie sono diventate parte di un Atlante digitale interattivo, hanno incontrato le illustrazioni e la narrazione audio e, in alcuni casi, sono uscite dallo schermo per entrare fisicamente nei territori attraverso percorsi e installazioni. Un esempio è Sulle Tracce di Masche lungo il Sentiero sul Maira di Racconigi.

Una persona può così scoprire un racconto sul proprio telefono e, magari qualche tempo dopo, decidere di raggiungere il paese in cui quella storia è ambientata. Può iniziare il viaggio da una masca e ritrovarsi a conoscere un borgo che fino a quel momento non aveva mai sentito nominare.

L’innovazione tecnologica si rivela perciò una valida alleata della tradizione, più che una sua sostituta. Può diventare uno degli strumenti attraverso cui gli antichi saperi del nostro popolo (il folklore) continuano a vivere e a raggiungere persone nuove.

È qui che, pur nelle enormi differenze, ho riconosciuto un punto di contatto tra i due progetti. Da una parte una ricerca che diventa musica, mescolando suggestioni antiche e linguaggi contemporanei. Dall’altra storie arrivate da secoli passati o dalla memoria popolare che trovano spazio in un Atlante digitale.

Così, a un certo punto, mi sono chiesta: e se le Tracce di Masche arrivassero fino a Francesca?

Una versione breve e cartacea di Tracce di Masche per una lunga attesa

Atlante Tracce di Masche e manifesto del concerto di Francesca Michielin ad Agliasco Paesana

La mia missione era chiara: mettere in dialogo due percorsi che, pur utilizzando strumenti completamente diversi, avevano scelto entrambi di guardare al folklore come a una materia ancora capace di parlare al presente.

Così ho deciso di preparare qualcosa di semplice ma tangibile: un opuscolo apposta per lei.

Dentro ho raccolto la visione e la missione di Folklore in Piemonte, una selezione delle storie già presenti nell’Atlante, accompagnate dalle illustrazioni di Ilaria Minniti e dalla mappa con QR code, per mostrare visivamente il viaggio che Tracce di Masche sta costruendo attraverso il Piemonte.

Più che riprodurre il progetto su carta, il libretto doveva essere un invito ad aprire una porta e a proseguire poi l’esplorazione attraverso l’Atlante digitale.

Mentre lo preparavo, però, non sapevo ancora se sarei riuscita davvero a consegnarlo.

Nei giorni precedenti al concerto ci sono stati contatti, telefonate, mail, tentativi e soprattutto molta attesa. Nel frattempo continuavo a lavorare al piccolo volume, sistemando le ultime pagine e facendo prove di stampa, fino alla ricerca disperata, all’ultimo momento, di una copisteria aperta di sabato (il concerto era il giorno dopo).

A un certo punto mi sono ritrovata persino a preoccuparmi di un bordino bianco rimasto al centro della cartina nella versione stampata. Un dettaglio minuscolo, probabilmente invisibile a chiunque altro, che in quel momento mi sembrava importantissimo. Ripensandoci oggi, mi viene da sorridere, ma d’altra parte quando tieni molto al tuo progetto, anche il più piccolo particolare ti sembra fare tutta la differenza del mondo.

Comunque, avevo dato il massimo. A quel punto restava soltanto da capire se si sarebbe presentata l’occasione giusta.

Il momento in cui le storie hanno continuato il loro viaggio

Alla fine, quel momento è arrivato. Dopo il concerto Francesca si è presentata dietro il palco per fare qualche scatto con gli organizzatori. Poi, complice il caldo torrido, si è ritirata nella sua tenda, mentre l’area cominciava lentamente a svuotarsi.

Avevo già provato ad affidare il libretto a un membro dello staff, ma sentivo che, dopo tutto il lavoro fatto per arrivare fin lì, valeva la pena aspettare ancora un po’. Così sono rimasta. Dopo oltre un’ora, tra richieste di informazioni e momenti in cui sembrava che l’occasione non sarebbe arrivata, la mia pazienza è stata premiata.

Mi è stato permesso di avvicinarmi all’area dove era piazzata la sua tenda e ce l’ho fatta! Quando finalmente gliel’ho consegnato, è successo qualcosa di semplicemente magico: Francesca ha iniziato a sfogliarlo.

Già solo trovarmi lì, di fronte a Francesca, era incredibile e motivo di grande gioia. Una soddisfazione ancora più grande è stata vedere la sua reazione, tra meraviglia e curiosità. All’improvviso tutto quello che fino a poche ore prima esisteva nella mia testa, sul computer, nelle prove di stampa e nelle conversazioni con le persone che avevano cercato di aiutarmi era lì: tra le sue mani.

Le ho raccontato in breve il progetto. Lei ha guardato le pagine, le illustrazioni, le storie. Mi ha ascoltata con attenzione, esprimendo apprezzamento e poi ha autografato la copia che avevo tenuto per me.

Non so quale sarà il destino di quel piccolo libro, né se Francesca avrà modo di tornare su quelle pagine con calma. Ma ho la certezza che, per qualche minuto, due percorsi folklorici e “stregoneschi”, nati in contesti completamente diversi, si sono incontrati. E per me era questo il senso di provare a raggiungerla in quel tardo pomeriggio del 5 luglio 2026.

Perché il folklore continui a lasciare tracce

Quell’incontro mi ha riportata ancora una volta alla domanda da cui tutto era partito: che cosa significa mantenere vivo il folklore nel presente?

Il folklore, in fondo, non è mai rimasto immobile come una reliquia custodita in una teca. Per arrivare fino a noi ha attraversato secoli di racconti, canti, credenze e trasformazioni. È passato attraverso le voci delle persone prima di entrare nei libri, negli archivi e ogni generazione lo ha guardato con occhi diversi.

Oggi può continuare quel viaggio anche attraverso strumenti che chi ci ha preceduto non avrebbe potuto immaginare: una canzone pop, un podcast, un audio-libro, una mappa digitale, un QR code lungo un sentiero. Il linguaggio può cambiare, purché alla base rimangano la ricerca, il rispetto per le fonti e la capacità di ascoltare i territori.

È nello spazio tra queste dimensioni che voglio continuare a lavorare con Folklore in Piemonte: cercando le storie del passato, ma anche nuovi modi per permettere loro di incontrare il presente e, perché no, accompagnarci verso il futuro.

Il comunicato stampa racconta l’incontro con Francesca Michielin. Il reel ne conserva un minuto. Questo articolo, invece, voleva raccontare tutto ciò che quel momento ha rappresentato per me e per tutte le persone che sostengono il progetto.

In un tardo pomeriggio ad Agliasco di Paesana le Tracce di Masche hanno raggiunto una nuova lettrice, ma soprattutto hanno fatto ciò per cui questo progetto è nato: hanno messo in comunicazione persone, linguaggi e territori che, almeno in apparenza, sembravano lontani.

E hanno continuato il loro viaggio, lasciando una traccia in più.