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Dal culto degli antenati al Giorno dei Morti

Il legame tra l’uomo e i defunti rappresenta una delle espressioni più antiche della religiosità umana. Fin dall’antichità, il desiderio di mantenere un rapporto con coloro che ci hanno preceduti ha dato origine a pratiche rituali, forme di venerazione e credenze nelle quali la morte non interrompe completamente il legame tra i vivi e i loro antenati.

Anche nella pratica magica moderna, soprattutto in alcune correnti neopagane e della stregoneria contemporanea, la venerazione dell’antenato conserva un ruolo significativo. Tra le figure che esprimono questo rapporto troviamo quella del famiglio defunto, lo spirito di una persona scomparsa con il quale si ritiene possibile stabilire un legame di protezione o collaborazione.

Mircea Eliade, nel suo studio Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi, osserva come il concetto di morte mistica abbia favorito rapporti sempre più stretti con le anime degli antenati e con gli spiriti.

In varie culture del passato era comune pensare che i defunti potessero ricordare la propria esistenza terrena, i momenti felici e quelli dolorosi, le possibilità mancate e gli affetti. Si riteneva inoltre che potessero continuare a interessarsi alle vicende dei propri cari, offrendo protezione, consigli o aiuto.

L’idea presente in diverse tradizioni pagane, e ripresa da alcune correnti neopagane, è che vivi e morti abitino dimensioni differenti, capaci tuttavia di incontrarsi in particolari circostanze.

Si tratta dunque di un rapporto reciproco: i viventi chiedono aiuto agli antenati, mentre il ricordo e le pratiche rituali permettono ai defunti di continuare a occupare un posto nella comunità.

Il culto degli antenati e il concetto di anima

In alcune concezioni sciamaniche, il defunto continua a essere presente nella vita collettiva, pur trovandosi in una dimensione diversa, che il linguaggio esoterico contemporaneo descrive spesso come «oltre il Velo».

Da qui nasce il desiderio di comunicare con lui, di non perdere le sue esperienze e di ricercarne la presenza attraverso sogni, visioni e pratiche rituali.

Anche gli oggetti appartenuti ai defunti possono assumere un significato particolare, poiché conservano un legame materiale e affettivo con la persona scomparsa. In alcune culture, un ruolo analogo viene attribuito alle ossa, ai crani e ad altri resti umani, talvolta conservati in luoghi destinati al culto degli antenati.

Al culto degli antenati si collega il concetto di anima, che nelle diverse culture ha assunto significati molto differenti. In alcune tradizioni sciamaniche l’essere umano possiede più anime o componenti spirituali, ciascuna con una funzione specifica. La malattia, il sonno, le esperienze estatiche e la morte possono essere interpretati attraverso l’allontanamento o la separazione di una di queste componenti. Nelle concezioni animiste, inoltre, la dimensione spirituale può appartenere anche agli animali, alle piante e ad altri elementi del mondo naturale.

L’incontro con il cristianesimo ha modificato profondamente molte credenze precedenti, ma le trasformazioni non sono avvenute ovunque nello stesso modo. Concezioni diverse dell’anima e del rapporto con il mondo invisibile hanno continuato a convivere, talvolta intrecciandosi con nuove forme di religiosità.

Samhain e la memoria dei defunti

Nel mondo celtico, una delle ricorrenze più importanti del calendario stagionale era Samhain, o Samain, associata al passaggio dalla stagione estiva a quella invernale.

La festa è documentata soprattutto nella tradizione irlandese medievale, dove compare come un momento significativo dell’anno, legato ad assemblee e racconti nei quali il mondo umano entra in contatto con quello soprannaturale.

Nelle interpretazioni moderne, e in particolare nel neopaganesimo, Samhain è diventata anche una ricorrenza dedicata agli antenati e al rapporto con i defunti.

Alcuni autori hanno individuato nelle antiche tradizioni celtiche elementi che ricordano le successive celebrazioni europee dei morti. Tra questi, Lewis Spence, in The Mysteries of Britain, ha proposto un collegamento tra il mondo fatato dei Sídhe e antiche concezioni dell’Aldilà.
Si tratta di una lettura storico-religiosa che ha avuto una certa fortuna, ma che non può essere considerata una dimostrazione dell’origine di tutte le credenze relative alle fate e agli spiriti.

Anche la figura degli ovati, associata alla sapienza religiosa dei druidi, e il concetto irlandese di imbas forosnai, legato alla conoscenza ispirata e alla divinazione, sono stati accostati da alcuni autori alle pratiche estatiche e al contatto con il mondo soprannaturale. Le testimonianze disponibili non consentono tuttavia di ricostruire un unico rituale druidico di comunicazione con gli antenati.

Nel calendario cristiano, la solennità di Tutti i Santi e la commemorazione dei fedeli defunti hanno consolidato nei primi giorni di novembre un periodo dedicato alla memoria di coloro che sono morti.
Nel corso dei secoli, queste ricorrenze hanno convissuto con numerose consuetudini popolari, tra le quali recita del rosario, offerte alimentari, accensione di lumi, preghiere e racconti sul ritorno delle anime.

Il rapporto storico tra Samhain, le celebrazioni cristiane e Halloween è complesso: non tutte le usanze oggi associate alla festa possono essere ricondotte direttamente all’antichità celtica. Per approfondire le origini di Halloween, il rapporto con Samain e le tradizioni piemontesi legate ai primi giorni di novembre, rimandiamo all’articolo di Folklore in Piemonte dedicato a questo tema.

Il famiglio defunto nelle credenze magiche

Nell’immaginario della stregoneria, il rapporto con il mondo degli spiriti assume un significato particolare attraverso la figura del famiglio.

Le testimonianze storiche descrivono esseri soprannaturali che possono assistere chi pratica la magia, assumendo talvolta sembianze animali o altre forme.

In alcune tradizioni esoteriche compare anche il famiglio defunto, inteso come lo spirito di una persona scomparsa con la quale il praticante stabilisce un rapporto di protezione o collaborazione. Il defunto può essere un antenato, ma alcune interpretazioni comprendono anche spiriti di persone estranee al nucleo familiare o personaggi appartenenti alla tradizione magica.

Il concetto di famiglio ha però assunto significati differenti nel corso dei secoli. Non tutte le figure soprannaturali che compaiono nei processi per stregoneria possono essere identificate con gli spiriti degli antenati.
Un esempio interessante del rapporto tra esperienze estatiche e credenze popolari è offerto dai benandanti friulani studiati da Carlo Ginzburg.

Secondo le testimonianze inquisitoriali, alcuni benandanti affermavano di uscire in spirito dal proprio corpo per combattere contro le streghe e difendere la fertilità dei raccolti. Le loro esperienze appartengono a un universo di credenze nel quale il mondo dei viventi e quello spirituale possono entrare in contatto, pur senza coincidere direttamente con il culto dei famigli defunti.

Spiriti e anime senza pace nel folklore piemontese

Nel Piemonte rurale, durante le vijà, le tradizionali veglie serali invernali trascorse in compagnia, si tramandavano storie di masche, spiriti e creature soprannaturali. Erano occasioni in cui i racconti degli anziani contribuivano a mantenere viva la memoria e l’immaginario popolare.

Tra le presenze soprannaturali ricordate nelle tradizioni piemontesi troviamo gli Ëspirit, anime senza pace o in cerca di giustizia, che nei racconti possono tornare sulla terra, infestare determinati luoghi e provocare paura tra gli abitanti. Accanto a queste apparizioni emergono gli spiriti domestici, come il Servant, che in alcune tradizioni viene descritto come una presenza d’ombra legata alla casa.

Il rapporto tra spiriti domestici e antenati non è sempre diretto, ma richiama una concezione diffusa in numerose culture: quella di presenze soprannaturali che continuano a interessarsi alla vita degli abitanti di una casa.

Tra le figure più affascinanti del folklore piemontese troviamo inoltre le Faïe, le fate, creature che nei racconti possono mostrarsi benevole, dispettose o imprevedibili. Talvolta assumono l’aspetto di splendide fanciulle, mentre in altre narrazioni appaiono come donne anziane. Questa capacità di presentarsi sotto sembianze differenti le avvicina ad alcune caratteristiche attribuite anche alle masche.

In determinate tradizioni compare inoltre la figura della Redjina di Fáye, la Regina delle Fate, alla quale viene riconosciuta una posizione di particolare rilievo nel mondo fatato.

Il collegamento tra le regine delle fate, le signore dei cortei notturni e alcune figure femminili del mondo dei morti è stato oggetto di numerose interpretazioni. La presenza di caratteristiche simili non dimostra necessariamente che queste figure derivino tutte da un’unica divinità, ma permette di riconoscere motivi narrativi ricorrenti nelle credenze europee.

Le processioni dei morti nel folklore piemontese

Tra le credenze più suggestive del folklore piemontese troviamo quelle relative agli spiriti che tornano a percorrere le strade dei vivi. Accanto alle apparizioni individuali compare il motivo del corteo dei defunti, presente in numerose tradizioni europee.

Nelle vallate piemontesi, queste processioni assumono caratteristiche particolari: le anime possono attraversare antiche vie funerarie, risalire i versanti delle montagne o dirigersi verso luoghi remoti, spesso associati alla penitenza e all’Aldilà.

Lou cours di mort nelle valli cuneesi occitane

Nelle valli occitane del Cuneese troviamo il Lou cours di mort, la processione dei morti, una schiera di anime che, secondo la tradizione, attraversava le montagne durante la notte. Queste credenze sono ancora oggi oggetto di riscoperta e valorizzazione.

Una delle leggende raccolte nella letteratura folklorica delle Alpi Marittime racconta di Moutét, un cacciatore che, nonostante gli ammonimenti della moglie Tarsìn, si attarda in montagna nella notte tra Ognissanti e il Giorno dei Morti.

Quando cala il buio, vede avanzare una lunghissima processione di anime vestite di bianco, ciascuna con una candela accesa. Una delle figure si stacca dal corteo e gli consegna il proprio lume, prima di ricongiungersi agli altri defunti.

In queste leggende, i sentieri montani diventano luoghi di incontro tra vivi e morti. Il paesaggio familiare dei pastori, dei cacciatori e dei viandanti si trasforma così nello scenario di apparizioni soprannaturali, particolarmente suggestive nel periodo dedicato alla memoria dei defunti.

Le processioni dei morti nelle Valli di Lanzo

Nelle Valli di Lanzo, le tradizioni popolari conservano racconti di misteriose processioni notturne di anime, conosciute con denominazioni differenti a seconda delle località.

A Mondrone, in Val d’Ala, si raccontava che nella notte tra il 1° e il 2 novembre le anime dei defunti avanzassero in processione lungo la strada verso Balme, accompagnate da lumi accesi.

Secondo una leggenda, un giovane che aveva perso entrambi i genitori decise di avvicinarsi al corteo per poterli rivedere. I due defunti, però, lo ammonirono a non cercarli nuovamente, perché quell’incontro avrebbe compromesso il loro cammino.

Anche a Mezzenile era conosciuto il corso dei morti, indicato localmente con il termine couërs. Secondo la tradizione raccolta nell’Atlante Toponomastico del Piemonte Montano, la processione attraversava i sentieri montani e sostava presso l’alpeggio del Belvedere, chiamato Belvedéra.

I fantasmi erano descritti come figure vestite di bianco, con il capo coperto e una lanterna accesa in mano. Ad aprire il corteo era una figura che portava una croce sulle spalle.

Le anime, condannate a vagare per espiare le colpe commesse durante la vita, si fermavano a pregare presso cappelle e piloni votivi incontrati lungo il cammino.

Queste credenze si collegano anche alle antiche vie dei morti, i sentieri utilizzati dalle comunità montane per accompagnare le salme verso le chiese e i cimiteri.

Nell’immaginario popolare, le strade percorse dai vivi per dare l’ultimo saluto ai propri cari diventavano così anche i luoghi del loro possibile ritorno.

Le anime dei defunti e i ghiacciai del Monte Rosa

Una tradizione particolarmente suggestiva è quella della Valsesia, dove le anime dei defunti erano immaginate in cammino verso i ghiacciai del Monte Rosa.

Secondo una versione della leggenda, nella notte tra il 1º e il 2 novembre le anime risalivano la valle in processione, illuminate da piccole fiamme che ardevano sulle dita. Giunte ai ghiacciai, dovevano perforare il ghiaccio con degli spilli per espiare le colpe commesse durante la vita. La montagna assumeva così il significato di un luogo di penitenza, nel quale le anime erano chiamate a sopportare una lunga prova prima di trovare pace.

Nel territorio di Alagna Valsesia, il rapporto tra i ghiacciai e il mondo dei defunti è documentato anche nelle tradizioni della comunità walser.
Si credeva che le anime vagassero presso i ghiacciai del Monte Rosa, talvolta sotto forma di farfalle. Gli abitanti si recavano in montagna per pregare per i defunti e, secondo la tradizione riportata dalla documentazione turistica locale, lasciavano anche offerte alimentari nei crepacci.

A questo universo di credenze si affianca il Rosario Fiorito, una processione devozionale che si svolge sui sentieri alpini sopra Alagna. La tradizione, ripristinata nel 1982, viene celebrata nella prima domenica di ottobre e conserva il ricordo del legame tra la comunità walser, la montagna e i suoi defunti, in particolare coloro che avevano perso la vita in alta quota. La processione contemporanea è un rito religioso distinto dal corteo leggendario delle anime, ma testimonia la persistenza di un paesaggio spirituale nel quale i ghiacciai occupano un posto centrale.

La Curs di Batü e la Dama Bianca

Accanto alla processione dei morti, alcune tradizioni piemontesi ricordano la Curs di Batü, descritta come un corteo di anime penitenti.
La tradizione viene associata a località come Giaveno (TO) e Boves (CN), dove le anime lamentose sarebbero state immaginate in cammino lungo le strade e, nel territorio cuneese, verso il Santuario della Madonna dei Boschi.

Il motivo delle anime penitenti ricorre anche in altre narrazioni europee, nelle quali i defunti continuano a percorrere la terra per espiare le proprie colpe o chiedere preghiere ai viventi. In alcuni racconti dell’arco alpino, i cortei soprannaturali sono inoltre associati alla figura della Dama Bianca.

Le sue sembianze cambiano da una narrazione all’altra: talvolta appare come una donna bellissima, dai capelli chiari e dalle vesti candide; altrove assume l’aspetto di una vecchia inquietante. In alcune interpretazioni, la Dama Bianca può comparire alla guida di una schiera composta da spiriti, folletti, fate e fantasmi.

Questo ruolo richiama quello delle figure femminili che, in diverse tradizioni europee, presiedono ai cortei notturni. Non tutte le leggende della Dama Bianca, tuttavia, la presentano come guida delle anime, e il collegamento va riferito alle specifiche tradizioni che lo attestano.

Le processioni piemontesi condividono l’immagine dei defunti in cammino, ma attribuiscono significati differenti al loro viaggio. Talvolta le anime ritornano nei luoghi della vita terrena, altrove percorrono vie di penitenza o attendono la liberazione dalle proprie colpe. I sentieri, i boschi e i ghiacciai diventano così parte integrante dell’immaginario dell’Aldilà.

La Caccia Selvaggia: i cortei notturni tra storia e leggenda

La Caccia Selvaggia è uno dei motivi più suggestivi del folklore europeo. Le sue narrazioni descrivono schiere soprannaturali che attraversano il cielo, i boschi o le strade durante la notte, talvolta accompagnate da grida, rumori e presenze spaventose.

A seconda delle tradizioni, il corteo può essere guidato da un cacciatore, da un sovrano, da una figura femminile o da un essere soprannaturale. I suoi componenti possono essere interpretati come spiriti, anime dei morti, demoni o creature appartenenti a un altro mondo. Le testimonianze medievali non presentano un racconto unico, ma una pluralità di credenze che gli studiosi hanno successivamente accostato e confrontato.

Diana, Erodiade e le donne dei cortei notturni

Un documento importante per lo studio delle credenze medievali è il cosiddetto Canon Episcopi, un testo canonistico attestato all’inizio del X secolo e successivamente ripreso in altre raccolte ecclesiastiche. Il documento parla di donne che credevano di cavalcare durante la notte insieme a Diana, indicata come dea dei pagani, e a una moltitudine di altre donne, percorrendo grandi distanze e obbedendo agli ordini della loro signora.

Nelle differenti redazioni della tradizione testuale compare anche il nome di Erodiade. Per gli ecclesiastici che tramandarono queste testimonianze, simili esperienze erano illusioni diaboliche. Per gli studiosi moderni, il testo rappresenta invece una fonte importante per ricostruire le credenze relative ai viaggi notturni e alle figure femminili soprannaturali.

Nella mitologia e nel folklore germanico incontriamo inoltre figure come Holda, o Holle, talvolta accostate alle signore dei cortei notturni. Il rapporto tra Diana, Erodiade e Holda ha suscitato numerose interpretazioni. Alcuni studiosi hanno cercato di riconoscere in queste figure le trasformazioni di antiche divinità femminili, ma le fonti non permettono di stabilire una successione storica diretta e univoca.

Odino, le Valchirie e i morti in battaglia

Nel mondo nordico, il rapporto tra divinità, guerrieri defunti e Aldilà assume un’importanza particolare. Odino è associato alla guerra, alla morte e alla conoscenza, mentre le Valchirie sono figure femminili legate alla scelta dei caduti in battaglia.

Secondo le tradizioni mitologiche norrene, una parte dei guerrieri morti viene accolta nel Valhalla, dove gli Einherjar si preparano al combattimento finale. Altri caduti sono associati a Freyja e al Fólkvangr, luogo che nelle fonti mitologiche appartiene alla dea.

Nel mondo nordico compare anche Hel, figura legata all’omonima dimora dei morti. La rappresentazione dell’Aldilà norreno è articolata e non corrisponde semplicemente alla distinzione cristiana tra Paradiso e Inferno.

Odino, conosciuto anche attraverso epiteti che richiamano il comando delle schiere, è stato associato alla Caccia Selvaggia soprattutto nelle tradizioni folkloriche germaniche e nelle successive interpretazioni degli studiosi.

Il confronto con i cortei di Diana, Erodiade e Holda ha alimentato numerose ipotesi sulle sopravvivenze delle credenze precristiane. Non è però possibile ricostruire una discendenza diretta e universalmente documentata tra le Valchirie, i cortei femminili medievali e le processioni dei morti.

Hellequin e la schiera dei defunti

Tra le figure più importanti legate ai cortei soprannaturali medievali troviamo Hellequin, il cui nome compare in forme differenti nelle fonti europee. Una delle testimonianze più celebri è conservata nell’Historia Ecclesiastica di Orderico Vitale, monaco e cronista anglo-normanno vissuto tra l’XI e il XII secolo.

L’opera racconta l’esperienza del sacerdote Walchelin, chiamato anche Gauchelin, che nella notte del 1º gennaio 1091 avrebbe incontrato una terrificante processione soprannaturale. Il sacerdote, mentre tornava da una visita a un malato, udì avvicinarsi una moltitudine di persone. Inizialmente pensò a una schiera di uomini armati, ma ciò che apparve davanti ai suoi occhi era ben diverso.

Il corteo comprendeva figure tormentate, cavalieri e anime sottoposte a sofferenze, in una rappresentazione che riflette anche le concezioni cristiane della punizione e dell’espiazione dopo la morte.

Walchelin riconobbe quella schiera come appartenente alla familia Herlechini, la masnada di Hellequin. Il racconto è particolarmente interessante perché mostra come l’immagine di una processione soprannaturale potesse assumere, nel contesto medievale cristiano, un significato morale e religioso.

Le anime non erano soltanto presenze spaventose: il loro destino ricordava ai viventi le conseguenze delle azioni compiute durante l’esistenza terrena. Il motivo della schiera dei morti, presente in forme differenti attraverso l’Europa, trova così un’espressione particolarmente significativa nel racconto di Orderico Vitale.

Il rapporto con i morti tra memoria e immaginario popolare

Dal culto degli antenati alle processioni dei defunti, dalle figure femminili dei cortei notturni alla schiera di Hellequin, le tradizioni europee conservano molteplici rappresentazioni del rapporto tra i vivi e il mondo ultraterreno. In alcune culture gli antenati continuano a proteggere la comunità; in altre narrazioni, gli spiriti tornano per chiedere giustizia, espiare una colpa o percorrere ancora una volta i luoghi della loro esistenza.

Il folklore piemontese partecipa a questo universo attraverso racconti di anime inquiete, processioni notturne e misteriose figure femminili. Le storie hanno attraversato generazioni, modificandosi nel tempo e intrecciandosi con nuove concezioni religiose e culturali. Anche quando le credenze che le hanno generate perdono la loro forza originaria, i racconti continuano a circolare. È ciò che accade alle leggende tramandate durante le veglie contadine, ma anche alle figure soprannaturali che la letteratura ha conservato e trasformato.

Il Giorno dei Morti offre ancora oggi l’occasione per riflettere su questo rapporto antico. Dietro le diverse forme assunte dalle celebrazioni e dalle narrazioni rimane il desiderio umano di conservare un legame con chi ci ha preceduti, di ricordarne l’esistenza e di immaginare che qualcosa di quella presenza continui ad accompagnare il mondo dei vivi.

Bibliografia e fonti

Studi storici, antropologici e folklorici

  • Mircea Eliade, Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi.
  • Alessandra Orlandini Carcfreff, Sciamanesimi.
  • John Matthews, Sciamanesimo celtico.
  • Lewis Spence, The Mysteries of Britain.
  • H. A. Guerber, Miti dei Norreni: dalle Edda e dalle Saghe.
  • Carlo Ginzburg, I benandanti.
  • Andrea Romanazzi, Culti pagani in Piemonte e in Valle d’Aosta.
  • Andrea Romanazzi, La stregoneria in Italia.
  • Giordano Berti, Storia della stregoneria.
  • Massimo Centini, Creature fantastiche in Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta.
  • Massimo Centini, La schiera del Diavolo.
  • Ronald Hutton, The Stations of the Sun: A History of the Ritual Year in Britain, Oxford University Press, 1996.
  • Laura Bonato e Lia Zola (a cura di), Halloween. La festa delle zucche vuote, FrancoAngeli, 2020.
  • Eraldo Baldini e Giuseppe Bellosi, Halloween. Nei giorni che i morti ritornano, Einaudi, 2006.
    Orderico Vitale, Historia Ecclesiastica.

Tradizioni e processioni dei morti in Piemonte

  • Ariela Robetto, Il segno dei giorni. Ricorrenze e tradizioni nelle Valli di Lanzo, Daniela Piazza Editore, 2002.
  • Claudia Alessandri (a cura di), Atlante Toponomastico del Piemonte Montano, vol. 22, Mezzenile, Torino, 2003.
  • Christian Abry, «Sur les traces des sentiers des âmes dans les outre-monts», in Nouvelles du Centre d’études francoprovençales René Willien, n. 64, 2011.
  • R. Fantoni ed E. Farinetti, «Il Rosario Fiorito di Alagna. Una processione ai ghiacciai del Monte Rosa», in de Valle Sicida, anno XIV, 2003, pp. 225–247.

Fonti territoriali e documentazione online

  • Atlante Toponomastico del Piemonte Montano, documentazione relativa ai toponimi e alle tradizioni di Mezzenile.
  • Comune di Mezzenile, documentazione sulle tradizioni legate al Corso dei morti e all’alpeggio Belvedere.
  • Comune di Alagna Valsesia, documentazione sulle tradizioni walser e sul Rosario Fiorito.
  • Visit Valsesia Vercelli, approfondimenti sulle tradizioni locali.
  • Espaci Occitan, incontro Lou cours di mort. Tradizioni e credenze della Halloween occitana, Sambuco, 2023.

Approfondimento di Marco Angelo Fasciana

A cura di Folklore in Piemonte

Appassionato e ricercatore indipendente di mitologia e tradizioni magiche, Marco approfondisce credenze, creature e immaginari del folklore piemontese ed europeo.