Uno dei temi più affascinanti e complessi della storia della stregoneria riguarda le festività delle streghe: esisteva davvero un calendario che scandiva i loro incontri?
Spesso, anche nella divulgazione contemporanea, viene riproposto il calendario neopagano della Ruota dell’Anno, composto dagli Otto Sabbat e dagli Esbat (i pleniluni), come se rappresentasse il calendario delle streghe del passato.
La documentazione storica restituisce però un quadro molto più complesso.
La strega viveva nella società del proprio tempo
La figura della strega e dello stregone va letta all’interno della società in cui viveva. Ne condivideva il calendario religioso, le ricorrenze e gran parte dell’immaginario culturale.
La cristianizzazione portò molte comunità a sostituire antiche figure divine con santi e Madonne che, almeno in parte, ne ereditarono funzioni e attributi. Anche per questo motivo, nelle pratiche magiche popolari e negli scongiuri compaiono frequentemente santi, vergini e altri personaggi della tradizione cristiana.
In alcuni casi gli studiosi hanno individuato possibili continuità tra culti precedenti alla cristianizzazione, devozioni locali e credenze popolari. Si tratta tuttavia di un ambito di ricerca complesso, nel quale è spesso più corretto parlare di rielaborazioni culturali e sincretismi che di semplici “sopravvivenze pagane”.
Questi intrecci possono aiutare a comprendere meglio l’origine di alcune figure del Piccolo Popolo, degli spiriti locali e di altre credenze folkloriche, contribuendo a ricostruire l’universo simbolico entro cui si sono sviluppate anche le tradizioni legate alla stregoneria.
Perché il sabba difficilmente coincideva con le feste del paese
Le feste dedicate ai santi o alle Madonne avevano innanzitutto una funzione sociale: coinvolgevano l’intera comunità e rappresentavano momenti di aggregazione ai quali era difficile sottrarsi senza attirare l’attenzione.
Anche il sabba, secondo le testimonianze processuali e numerose credenze popolari, aveva una sua dimensione collettiva. Proprio per questo motivo è improbabile che eventuali riunioni si svolgessero durante le principali feste pubbliche della comunità, quando l’assenza di qualcuno sarebbe stata facilmente notata.
Come si possono ricostruire le “notti delle streghe”
Le possibili date degli incontri non derivano da un calendario ufficiale. Possono invece essere ricostruite indirettamente attraverso le credenze popolari, i rituali apotropaici messi in atto per proteggersi dalle streghe, le testimonianze raccolte nei processi inquisitoriali e il confronto tra diverse tradizioni locali.
Talvolta le fonti indicano particolari giorni della settimana. È il caso, ad esempio, di alcune tradizioni siciliane che collocano il sabba nelle notti di martedì, giovedì e sabato.
In altri casi il riferimento è costituito da fenomeni naturali, come il plenilunio, oppure da specifiche ricorrenze dell’anno, come le Quattro Tempora o la Notte di San Giovanni.
Le Notti delle Streghe cambiano da territorio a territorio
Ogni regione conserva tradizioni differenti riguardo ai periodi in cui le streghe si sarebbero riunite.
In alcuni contesti tali credenze si intrecciano con la Processione dei Morti, i cortei notturni o altre manifestazioni del folklore europeo. Carlo Ginzburg ha evidenziato come questi fenomeni presentino, in diversi territori, elementi ricorrenti e possano essere messi in relazione tra loro, pur mantenendo caratteristiche proprie.
Prima di associare una determinata data alle “notti delle streghe” è sempre opportuno verificare se quella tradizione sia effettivamente documentata nell’area geografica di riferimento.
Quali date ricorrono nelle tradizioni?
Pur non esistendo un calendario universale della stregoneria, confrontando fonti processuali, credenze popolari e tradizioni di territori differenti emergono alcuni momenti dell’anno che ricorrono con maggiore frequenza.
Tra questi troviamo:
- i pleniluni, presenti in alcune testimonianze e divenuti nel tempo molto diffusi anche nell’immaginario collettivo
- i giovedì delle Quattro Tempora, attestati in particolari contesti
- la Notte di San Giovanni, tra il 23 e il 24 giugno
- il periodo della Notte dei Morti, tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre
- le Dodici Notti, comprese tra Natale e l’Epifania
A queste si aggiungono altre possibili “Notti delle Streghe”, che cambiano in base alla regione e alla tradizione locale. Troviamo, ad esempio, le notti di San Pietro, Sant’Antonio, Santa Barbara, San Nicola, Santa Lucia e, nell’Europa centro-settentrionale, la celebre Notte di Valpurga.
Le Quattro Tempora e il giovedì del Gioco
Tra queste ricorrenze, un caso particolarmente interessante è quello delle Quattro Tempora.
Si trattava di quattro periodi rituali distribuiti nell’anno e composti da tre giorni: mercoledì, venerdì e sabato, dedicati al digiuno, all’astinenza e alla preghiera, in corrispondenza del succedersi delle stagioni.
Già in epoca antica si discuteva della loro origine. Leone Magno riconduceva il digiuno a precedenti ebraici, mentre altri studiosi hanno individuato possibili analogie con alcune feriae romane di carattere agricolo.
È però il giovedì a diventare particolarmente interessante quando ci spostiamo sul terreno delle credenze popolari.
Uno degli esempi più conosciuti è quello dei benandanti del Friuli, studiati da Carlo Ginzburg. Alcuni di loro raccontarono agli inquisitori di uscire in spirito proprio durante i giovedì delle Quattro Tempora, per combattere contro streghe e stregoni in difesa della fertilità dei campi e dei raccolti.
Non possiamo però trasformare automaticamente questo dato in una regola generale secondo cui il giovedì delle Tempora fosse il giorno del sabba in tutta Europa.
Anzi, il caso dei benandanti mostra qualcosa di ancora più interessante: nelle prime testimonianze essi non consideravano le proprie battaglie notturne come partecipazioni al sabba diabolico. Si ritenevano invece combattenti del bene. Sarà il confronto prolungato con gli inquisitori a far avvicinare progressivamente queste esperienze allo schema del sabba.
Le Quattro Tempora diventano così un esempio importante di come calendario agricolo, religiosità cristiana, credenze popolari e interpretazione inquisitoriale potessero incontrarsi e trasformarsi.
La Notte di San Giovanni
Un’altra data ricorrente è la Notte di San Giovanni, tra il 23 e il 24 giugno, ancora oggi una delle notti più cariche di significati simbolici del calendario popolare.
In numerose regioni europee è legata ai fuochi, alla raccolta delle erbe, alla rugiada, alla divinazione e a pratiche considerate protettive o propiziatorie. In alcuni contesti, alle credenze relative a questa notte si aggiungono anche racconti di streghe e incontri soprannaturali.
È più corretto considerarla una delle numerose notti liminali del folklore europeo: momenti nei quali, secondo la tradizione, il confine tra il mondo quotidiano e quello soprannaturale poteva diventare più sottile.
La Notte dei Morti, le processioni e la Caccia Selvaggia
Un discorso simile riguarda la Notte dei Morti.
In molte regioni europee esistevano credenze secondo cui, in particolari momenti dell’anno, i defunti tornassero nel mondo dei vivi, attraversassero le strade in processione o visitassero le proprie antiche abitazioni.
Accanto alla Processione dei Morti troviamo un altro grande tema del folklore europeo: quello della Caccia Selvaggia, il corteo soprannaturale che, a seconda delle tradizioni, poteva essere guidato da figure differenti. Tra i nomi che ricorrono nei diversi territori troviamo, ad esempio, Odino o Hellequin, Re dell’inferno (al cui nome viene ricondotta anche l’origine di Arlecchino), ma le varianti sono numerose.
Processione dei Morti, Caccia Selvaggia, cortei fatati e sabba non sono lo stesso fenomeno. Presentano però elementi che, in alcuni contesti, possono sovrapporsi o influenzarsi.
Proprio Carlo Ginzburg ha messo in relazione diverse tradizioni europee riguardanti viaggi estatici, cortei notturni, morti e gruppi soprannaturali, individuando motivi ricorrenti senza per questo ridurli a un’unica tradizione.
È in questa zona di confine che il mondo dei morti, quello delle Fate e quello delle streghe iniziano talvolta a incontrarsi.
Le Dodici Notti e le Signore dell’inverno
Tra il 25 dicembre e il 6 gennaio troviamo poi il periodo delle Dodici Notti, particolarmente ricco di credenze nel folklore dell’Europa centrale e alpina.
A queste notti sono associate figure femminili soprannaturali come Holda e Perchta, cortei notturni, prescrizioni domestiche, offerte di cibo e credenze legate alla fertilità, alla prosperità e al mondo dei morti. In altri territori compaiono figure differenti che presentano caratteristiche in parte simili.
Questo non significa che Holda, Perchta e tutte le altre Signore notturne siano nomi diversi di un’unica divinità pagana sopravvissuta nei secoli. Possiamo però osservare come il motivo di una figura femminile soprannaturale a capo di una compagnia notturna ritorni in numerose tradizioni europee.
Ed è proprio questo elemento a portarci verso un altro aspetto fondamentale, che affronteremo in uno dei paragrafi successivi: il Gioco della Buona Società.
Dalle Fate alle Compagnie notturne
Tra le credenze che continuarono a circolare nel mondo cristiano troviamo però quelle relative alle Fate, alle Signore notturne e ad altre Entità soprannaturali.
Le Fate compaiono in numerosi racconti medievali e moderni e, in alcuni casi, entrano direttamente nelle testimonianze relative alla stregoneria.
Un esempio particolarmente interessante è quello delle donne di fora della Sicilia, donne che raccontavano di partecipare a incontri con esseri soprannaturali assimilabili alle Fate. Anche in questo caso il confronto con gli inquisitori contribuì, in alcuni momenti, a ricondurre queste credenze all’interno dello schema della stregoneria diabolica.
Il Gioco e la Buona Società
Ed eccoci al Gioco. Prima che il termine sabba diventasse quello più conosciuto per indicare le presunte riunioni delle streghe, alcune fonti italiane utilizzano espressioni differenti. Tra queste troviamo proprio il Gioco, o Ludus in latino.
Luisa Muraro, nel suo studio La Signora del Gioco, ha raccolto e analizzato testimonianze processuali dell’Italia settentrionale nelle quali ritorna questa particolare terminologia.
In alcuni racconti il raduno viene indicato come Gioco, mentre il gruppo può essere descritto attraverso parole che richiamano la Società o la Compagnia. Da qui espressioni come Buona Società e figure quali la Signora del Buon Gioco, o Domina Ludi.
Il termine è interessante perché ci restituisce un’immagine che non coincide sempre con quella, divenuta poi celebre, del sabba demonologico. Nei racconti possono comparire danze, banchetti, viaggi notturni, incontri e una Compagnia guidata da una figura soprannaturale.
La Signora del Gioco e le Dominae Nocturnae
A capo di queste Compagnie troviamo talvolta una figura femminile.
È la Signora del Gioco, ma il panorama europeo conserva molti altri nomi e molte altre figure: Abundia, Holda, Perchta, Erodiade, la Regina delle Fate e altre Signore locali.
Anche in Italia incontriamo tradizioni differenti: la Sibilla Appenninica sui Monti Sibillini, figure come Redodesa nell’area veneta e altre entità legate a specifici territori.
Sarebbe però rischioso considerarle tutte manifestazioni di un’unica Entità o ricostruire attraverso di esse un solo pantheon della stregoneria europea. Ciò che possiamo riconoscere è piuttosto un motivo folklorico ricorrente: una Signora soprannaturale che guida una Compagnia notturna.
Le fonti descrivono inoltre queste esperienze in modi differenti. In alcuni casi il partecipante afferma di essersi recato al Gioco fisicamente; in altri l’esperienza avviene in sogno, in visione o durante un viaggio estatico.
La distinzione tra esperienza corporea e viaggio notturno dello spirito sarà uno dei grandi problemi affrontati anche dalle autorità ecclesiastiche.
Dal Ludus al sabba
Il sabba come lo immaginiamo oggi non compare quindi improvvisamente già formato.
Tra il tardo Medioevo e l’inizio dell’età moderna, teologi, inquisitori e demonologi elaborarono progressivamente un modello nel quale le streghe non erano più soltanto persone accusate di compiere malefici, ma membri di una setta nemica della cristianità, legata al Demonio attraverso un patto e riunita periodicamente in assemblee notturne.
In questa costruzione finirono per confluire elementi differenti: malefici, voli notturni, viaggi estatici, credenze relative ai morti, Fate, Signore notturne e Compagnie soprannaturali.
Questo non significa che la Processione dei Morti, il Gioco delle Fate e il sabba fossero originariamente la stessa cosa. Significa piuttosto che racconti e credenze differenti poterono essere reinterpretati attraverso la nuova griglia demonologica, fino a contribuire alla formazione dell’immaginario del sabba.
Anche il termine sabba appartiene a questa storia. Si diffuse nella trattatistica demonologica soprattutto tra il XV e il XVI secolo e deriva dal francese sabbat, collegato al latino sabbatum, “sabato”.
L’utilizzo del termine per indicare le riunioni delle streghe si sviluppò inoltre in un contesto nel quale gli stereotipi antiebraici contribuirono alla rappresentazione dell’assemblea stregonesca come rito sacrilego e rovesciato.
E gli Otto Sabbat della Ruota dell’Anno?
Torniamo così al punto da cui siamo partiti.
Se le date del Gioco e degli incontri attribuiti alle streghe cambiavano da territorio a territorio, da dove deriva l’idea moderna degli Otto Sabbat?
Un passaggio importante avviene nel Novecento con Margaret Murray.
Murray interpretò i processi per stregoneria come testimonianza della sopravvivenza clandestina, nell’Europa cristiana, di un antico culto pagano della fertilità. All’interno di questa teoria cercò di ricostruire una religione organizzata, dotata di gerarchie, rituali e festività stagionali.
Tra le ricorrenze da lei messe in relazione con questo presunto culto troviamo date come Candlemas, May Day, Lammas e All Hallows, che contribuivano a delineare un calendario stagionale.
La teoria di Murray ebbe una grandissima influenza nel Novecento e contribuì anche allo sviluppo della moderna stregoneria neopagana.
Oggi, tuttavia, la sua ricostruzione di un’unica religione pagana delle streghe sopravvissuta clandestinamente in Europa non è accettata dalla storiografia.
Le feste stagionali indicate da Murray hanno una propria storia folklorica, ma non possiamo utilizzarle come prova dell’esistenza di un calendario universale seguito dalle streghe storiche.
Un calendario delle streghe?
Alla fine del nostro percorso possiamo quindi tornare alla domanda iniziale. Esisteva un calendario delle streghe? Non ne emerge uno unico dalle fonti.
Emergono invece date, notti e periodi dell’anno che assumono particolare importanza in territori differenti: le Quattro Tempora dei benandanti, la Notte di San Giovanni, il periodo dei Morti, le Dodici Notti, determinati giorni della settimana e molte altre ricorrenze locali.
Forse, quindi, più che cercare un calendario universale della stregoneria, dovremmo osservare i singoli territori e chiederci quali fossero, per ciascuna comunità, le notti in cui il confine tra il mondo umano e quello soprannaturale si faceva più sottile.
È proprio attraverso queste differenze locali che possiamo comprendere meglio il Gioco, la Buona Società e, più in generale, il complesso immaginario che nei secoli è confluito nella figura della strega.
Bibliografia
- Carlo Ginzburg, I benandanti. Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento, Einaudi.
- Carlo Ginzburg, Storia notturna. Una decifrazione del sabba, Einaudi.
- Luisa Muraro, La Signora del Gioco. Episodi della caccia alle streghe, Feltrinelli.
- Gustav Henningsen, “The Ladies from Outside: An Archaic Pattern of the Witches’ Sabbath”, in Bengt Ankarloo e Gustav Henningsen (a cura di), Early Modern European Witchcraft: Centres and Peripheries, Clarendon Press.
- Norman Cohn, Europe’s Inner Demons: The Demonization of Christians in Medieval Christendom, University of Chicago Press.
- Michael D. Bailey, Battling Demons: Witchcraft, Heresy, and Reform in the Late Middle Ages, Pennsylvania State University Press.
- Ronald Hutton, The Witch: A History of Fear, from Ancient Times to the Present, Yale University Press.
- Ronald Hutton, “The Wild Hunt and the Witches’ Sabbath”, Folklore, vol. 125, n. 2, 2014.
- Margaret Alice Murray, The Witch-Cult in Western Europe, Clarendon Press, 1921.
- Andrea Romanazzi, La stregoneria in Italia. Scongiuri, amuleti e riti della tradizione, Venexia, 2007.
- Alfredo Cattabiani, Calendario. Le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno, Mondadori.
Approfondimento di Marco Angelo Fasciana
A cura di Folklore in Piemonte
Appassionato e ricercatore indipendente di mitologia e tradizioni magiche, Marco approfondisce credenze, creature e immaginari del folklore piemontese ed europeo.






