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Sabba delle streghe: storia, significato e una rilettura contemporanea a Paraloup

Boschi attraversati nel cuore della notte. Donne riunite in cerchio. Danze, fuochi, formule segrete, metamorfosi e l’immancabile presenza del demonio.

Quando pronunciamo la parola Sabba, è probabilmente questo l’immaginario che affiora per primo.

Per secoli il Sabba è stato raccontato come il grande raduno delle streghe: un convegno notturno durante il quale donne e uomini accusati di stregoneria avrebbero incontrato il diavolo, rinnegato la fede cristiana e partecipato a rituali considerati blasfemi.

Ma quanto c’è di storico in questa rappresentazione? Da dove arriva la parola Sabba? Che rapporto esiste realmente con le antiche tradizioni pagane e con le feste stagionali che oggi vengono chiamate Sabbat? E soprattutto: che cosa può significare, oggi, riunirsi simbolicamente in un Sabba?

Sono domande che mi hanno accompagnata fino a Paraloup, borgata di Rittana (CN) in Valle Stura, dove dal 13 al 17 luglio 2026 dieci donne provenienti da diverse parti d’Italia si sono riunite per una residenza artistica dedicata alla figura della masca e al femminile, culminata nella restituzione artistica SABBA.

Ma per arrivare a quel cerchio dobbiamo tornare indietro nel tempo.

Che cosa significa la parola Sabba?

La storia stessa della parola richiede una prima distinzione.

Il termine italiano sabba arriva dal francese sabbat, a sua volta collegato al latino sabbatum, «sabato». La sua storia linguistica rimanda dunque allo Shabbat ebraico, il giorno consacrato al riposo.

È da escludere che lo Shabbat abbia dei rapporti con la stregoneria. Il termine venne progressivamente utilizzato in un’accezione completamente diversa per indicare il presunto convegno notturno delle streghe. Treccani colloca questa rappresentazione in particolare nella trattatistica sulle streghe dei secoli XV-XVII.

Una stessa parola, quindi, ha attraversato contesti profondamente differenti assumendo significati che non devono essere sovrapposti. Ed è proprio da qui che comincia il nostro viaggio.

Il Sabba delle streghe: un evento storico o una costruzione dell’immaginario?

Possediamo moltissime fonti storiche che parlano del Sabba.

Ma questo non equivale ad avere la prova che il Sabba sia realmente esistito nelle forme descritte da inquisitori, demonologi e confessioni processuali.

Gli studi sulla stregoneria collocano la formazione di un’immagine relativamente definita del Sabba nel tardo Medioevo. Ethan Doyle White, sintetizzando anche la ricerca precedente, ne individua l’emergere soprattutto nell’area alpina occidentale tra gli anni Venti e Trenta del Quattrocento.

Nella costruzione di questo immaginario finirono per convergere elementi diversi: antiche credenze relative ai cortei e ai viaggi notturni, tradizioni locali, accuse di eresia, racconti popolari e la progressiva elaborazione teorica della demonologia.

Nel Sabba descritto dalla trattatistica compaiono così alcuni elementi ricorrenti:

  • il viaggio notturno
  • l’incontro collettivo
  • il patto con il demonio
  • il banchetto
  • la danza
  • la profanazione della religione cristiana

Non tutti questi elementi, però, compaiono necessariamente nello stesso modo ovunque.

E forse è proprio questo il primo errore da evitare: immaginare che sia mai esistito un unico e immutabile manuale del Sabba.

Come accade con la figura della strega e, in Piemonte, con quella della masca, racconti e credenze cambiano a seconda dei territori, delle epoche e soprattutto delle fonti attraverso cui ci sono arrivati.

Il Sabba aveva giorni e date precise?

Anche su questo punto bisogna distinguere tra tradizioni diverse.

Nell’immaginario folklorico e demonologico europeo, determinate notti finirono per essere associate più di altre ai presunti raduni delle streghe.

La notte di Valpurga, tra il 30 aprile e il 1° maggio, è probabilmente uno degli esempi più conosciuti: nella tradizione dell’Europa centrale, il monte Brocken, in Germania, divenne uno dei luoghi simbolicamente legati al raduno delle streghe.

Sull’esistenza di un unico calendario europeo dei Sabba seguito ovunque dalle presunte streghe, c’è da dire che le tradizioni locali potevano attribuire significati particolari a notti e momenti dell’anno differenti.

Ed è importante ricordarlo soprattutto quando arriviamo a parlare degli otto Sabbat contemporanei. Ma ci arriveremo tra poco.

I luoghi del Sabba: dal Noce di Benevento alle tracce piemontesi

Se le notti possono cambiare da una tradizione all’altra, ci sono alcuni luoghi diventati parte integrante dell’immaginario del Sabba.

In Italia, uno dei più celebri è il Noce di Benevento, attorno al quale si è costruita nei secoli una delle tradizioni stregonesche più conosciute della penisola.

Ma anche il Piemonte conserva alberi e luoghi intorno ai quali si sono sedimentati racconti di misteriosi raduni notturni.

Nell’Ovadese, lungo la strada tra Trisobbio e Cremolino, la tradizione lega il cosiddetto Noce di San Giovanni ai raduni di masche, feighe e strié nella notte che porta il nome del santo.

Un altro noce legato all’immaginario delle masche si trova a Monasterolo Casotto, nel Cuneese, inserendosi in quella geografia folklorica piemontese nella quale alberi, boschi e luoghi appartati diventano scenari privilegiati dei racconti sui misteriosi incontri delle masche.

E qualche volta, secondo la tradizione, di quei raduni sarebbero rimaste persino delle tracce.

Al Preit di Canosio, in Valle Maira, la leggenda di Sabrota La Longia, oggi raccolta nell’Atlante Tracce di Masche, racconta di misteriosi incontri notturni tra le montagne. Secondo quanto tramandato dai valligiani, il mattino successivo alla notte del Sabba, sul terreno e tra l’erba si potevano trovare ciocche di capelli sparse, interpretate come segni lasciati dal raduno della notte precedente.

Più che una prova storica dell’esistenza del Sabba, ci troviamo di fronte a un elemento della leggenda e della memoria locale. Ed è proprio questo a renderlo interessante: il racconto supera la mera cronaca della notte, individuando nel paesaggio anche le tracce che quell’incontro avrebbe lasciato dietro di sé.

Quando il paesaggio diventa parte della leggenda

Montagne, boschi, radure, alberi monumentali, rocce e luoghi percepiti come liminali sono diventati nel tempo scenari privilegiati di racconti legati alle streghe.

Il paesaggio, però, è molto di più dello sfondo della leggenda. A volte diventa esso stesso una traccia, basta seguire i segni del passaggio delle masche piemontesi.

Pensiamo al Roc d’le Masche di Vonzo, frazione di Chialamberto (TO), l’imponente roccione al quale la tradizione attribuisce il passaggio delle masche e sul quale le cavità naturali sono state interpretate come impronte lasciate dai loro corpi.

Altri esempi sono le Pere Garoire o Sgaroire (da sghijé, scivolare) massi erratici o delle streghe, legati nella tradizione a pratiche di scivolamento e a credenze connesse alla fertilità.

Un masso erratico non costituisce la prova archeologica dell’esistenza delle masche né di un Sabba realmente celebrato in quel luogo, ma può diventare una traccia paesaggistica del folklore.

Si rivela un elemento materiale intorno al quale una comunità ha costruito e tramandato racconti, interpretazioni e, in alcuni casi, pratiche rituali.

Come entità naturale, la roccia, infatti, appartiene alla geologia, mentre la storia che la riguarda alla memoria culturale. Le due cose non devono essere confuse per poter essere osservate insieme.

Sabba e paganesimo: esiste davvero un legame?

Questo punto è uno degli aspetti più delicati e dibattuti.

Nella divulgazione contemporanea si incontra spesso l’affermazione secondo cui il Sabba delle streghe sarebbe stato semplicemente la continuazione clandestina di antichissimi culti pagani perseguitati dal cristianesimo.

È una teoria molto affascinante, ma più di un fatto storico accertato, è il risultato di interpretazioni diffuse tra Otto e Novecento, secondo cui le persecuzioni per stregoneria celavano la sopravvivenza di un’antica religione organizzata. Queste scuole di pensiero influenzarono profondamente l’immaginario successivo e anche alcune correnti della stregoneria neopagana contemporanea.

La storiografia ha messo in dubbio l’idea che le persone processate per stregoneria appartenessero tutte a una religione pagana clandestina e organizzata. Gli studi contemporanei guardano piuttosto alla formazione dell’immaginario stregonesco come a un fenomeno complesso, nel quale elementi folklorici preesistenti incontrarono la costruzione teologica e demonologica del tardo Medioevo.

Questo non esclude l’esistenza di antiche ritualità, credenze legate alla natura, pratiche stagionali o culti precristiani. Il problema nasce quando fenomeni appartenenti a epoche e contesti differenti vengono collegati attraverso una linea diretta che le fonti storiche, almeno allo stato attuale degli studi, non permettono di dimostrare.

Gli otto Sabbat della Ruota dell’Anno sono gli antichi Sabba delle streghe?

No, almeno non nel senso di una continuità storica dimostrata.

Nel neopaganesimo contemporaneo e in particolare nella Wicca, il termine Sabbat viene utilizzato per indicare otto celebrazioni che scandiscono il ciclo dell’anno.

La cosiddetta Ruota dell’Anno comprende quattro momenti legati a solstizi ed equinozi e quattro festività poste tra questi passaggi stagionali.

Oggi vengono generalmente indicate come:

  1. Samhain → 31 ottobre – 1° novembre
  2. Yulesolstizio d’inverno, intorno al 21 dicembre
  3. Imbolc → 1°-2 febbraio
  4. Ostaraequinozio di primavera, intorno al 20-21 marzo
  5. Beltane → 30 aprile – 1° maggio
  6. Lithasolstizio d’estate, intorno al 20-21 giugno
  7. Lughnasadh → 1° agosto
  8. Mabonequinozio d’autunno, intorno al 22-23 settembre

Il punto fondamentale, però, è che non dobbiamo immaginare questa sequenza come un calendario unitario seguito dalle «streghe pagane» europee fin dall’antichità.

La moderna stregoneria neopagana si è sviluppata soprattutto nel XX secolo, recuperando e rielaborando tradizioni, festività e simboli provenienti da contesti storici differenti. Gli studi di Ronald Hutton sono tra i riferimenti fondamentali per ricostruire questo processo. La stessa bibliografia accademica contemporanea sul Sabba distingue chiaramente queste successive reinterpretazioni dall’origine tardomedievale dello stereotipo stregonesco.

Questo non rende i Sabbat contemporanei meno significativi per chi li celebra. Significa semplicemente collocarli nella loro storia.

Il Sabba demoniaco dei processi e i Sabbat del neopaganesimo contemporaneo appartengono a fenomeni differenti, anche quando condividono parole, simboli e immaginari.

Ruota dell'anno

Una parola può cambiare significato?

Assolutamente sì. Ed è proprio qui che la storia del Sabba diventa, secondo me, particolarmente interessante.

Una parola può nascere in un contesto, essere utilizzata in un altro, caricarsi di significati negativi e venire infine recuperata e reinterpretata. Tutto questo è accaduto anche a Paraloup.

Nel luglio 2026 dieci donne provenienti da diverse parti d’Italia si sono ritrovate nella borgata partigiana per una residenza artistica dedicata alla figura della masca e alle molteplici dimensioni del femminile.

Il percorso si è concluso con una restituzione artistica dal titolo inequivocabile: SABBA. Quello di Paraloup, però, non voleva essere la ricostruzione storica di un presunto rituale delle streghe, bensì una reinterpretazione artistica contemporanea.

Da una ricerca sul femminile all’incontro con la masca

L’origine del progetto affondava in una precedente esperienza artistica di Diletta Nulli, in arte Diletta Naira, dedicata al teatro-danza e alla tradizione magica femminile.

Trasportare questa ricerca in Piemonte ha condotto all’incontro con una figura inevitabile: la masca. Così, diversi mesi prima dell’arrivo delle artiste a Paraloup, le nostre strade si sono incrociate.

Attraverso alcuni incontri online ho accompagnato una parte del loro percorso di avvicinamento al mondo delle masche piemontesi, condividendo il lavoro di ricerca che porto avanti con Folklore in Piemonte e con l’Atlante digitale Tracce di Masche:

  • processi storici
  • leggende
  • testimonianze orali
  • tracce conservate nel paesaggio

Non per consegnare alle artiste una definizione definitiva della masca, ma per mostrare quanto questa figura possa cambiare a seconda della traccia che decidiamo di seguire.

Nuto Revelli e le voci delle donne

Essere a Paraloup significava confrontarsi anche con l’eredità dello scrittore partigiano Nuto Revelli, legato profondamente a questo luogo.

La preparazione si è arricchita del confronto con la Fondazione Nuto Revelli e della rilettura di due opere fondamentali: Il mondo dei vinti e L’anello forte.

Il lavoro di Revelli nasce dall’ascolto delle persone che avevano vissuto il mondo contadino e montanaro del Cuneese. Il mondo dei vinti raccoglie le testimonianze di centinaia di intervistati, mentre L’anello forte pone al centro soprattutto le voci e le esperienze femminili.

Tra quelle pagine affiorano anche le masche e, ancora una volta, non sempre nel modo in cui ce le aspetteremmo.

Una delle testimonianze che ho scelto di portare a Paraloup racconta di Angiolina, una donna vissuta durante la Seconda Guerra Mondiale, convinta comunista e apertamente sostenitrici dei partigiani.

Una donna percepita dalla comunità come diversa, eccentrica, fuori dalle convenzioni e, per questo, additata come masca.

Si tratta, perciò, di un personaggio molto lontano dalla strega del Sabba che ci rivela una delle tante sfaccettature delle masche: la “pecora nera”, sulla quale possono essere proiettati timori, diffidenze e difficoltà nell’accettare chi sfugge alle regole condivise.

Il SABBA di Paraloup: dal raduno proibito al cerchio scelto

«SABBA è anche una provocazione», ha raccontato Diletta Naira durante la tavola rotonda che ha preceduto lo spettacolo.

La sua ricerca parte dal desiderio di andare oltre l’immagine negativa legata alla parola e recuperare simbolicamente l’idea del cerchio di donne, del riunirsi, del danzare, del rapporto con la natura e della conoscenza dei suoi segreti.

Se storicamente non possiamo affermare che questo rappresenti «ciò che era davvero il Sabba prima» della demonizzazione, possiamo però riconoscere ciò che sta accadendo oggi: una risignificazione contemporanea del Sabba.

Una parola, che per secoli ha indicato nell’immaginario un incontro proibito, viene utilizzata per raccontare un incontro cercato.

La congrega così rappresentata non è più un’accusa, ma una scelta.

Quando il folklore incontra l’arte contemporanea

La sera del 17 luglio, il percorso delle dieci artiste si è trasformato in SABBA.

Teatro, danza, musica, corpo e rito hanno attraversato emozioni e linguaggi differenti.

Al grido di Mères, dansons (Madri, danziamo) il cerchio si è formato e ha dato inizio a SABBA. Le dieci artiste hanno iniziato a muoversi e danzare insieme, trasformando lo spazio scenico in luogo di incontro, corpo e relazione.

A tratti la recitazione è diventata grottesca e tragicomica con Elena Borgna, l’attrice e co-organizzatrice della residenza insieme a Diletta Naira.

In altri momenti lo spettacolo si è fatto intimo e struggente, come attraverso il canto popolare piemontese di Maria Giuana, intonato dalla voce di Sabrina Oggero.

E poi è arrivato il fuoco, quello che a Pocapaglia ha bruciato una delle masche più famose del Piemonte: Micilina con l’interpretazione commovente di Vincenza Pastore.

Nel percorso artistico di Paraloup è diventato il luogo simbolico al quale affidare ciò che si desiderava lasciare andare.

Quel gesto non ha bisogno di essere presentato come la sopravvivenza di un antico rito del Sabba per acquisire significato. È una scelta artistica contemporanea che utilizza il fuoco e le proprie intenzioni, attribuendo loro un significato nuovo.

Questo è anche uno degli aspetti che ho trovato più interessanti dell’esperienza di Paraloup: vedere cosa può accedere quando un immaginario antico viene ripreso dal presente senza la necessità di inventargli una continuità storica.

Il folklore non è immobile

Studiare e raccontare il folklore non significa soltanto tentare di ricostruire ciò che è accaduto nel passato, ma soprattutto osservare che cosa accade alle storie quando continuano a essere narrate.

Le storie possono sopravvivere quasi intatte, cambiare mentre passano da una generazione all’altra, essere dimenticate oppure tornare a emergere molto tempo dopo in forme che chi le raccontava un tempo probabilmente non avrebbe riconosciuto.

Il Sabba è passato attraverso la demonologia, i processi per stregoneria, la memoria popolare, la letteratura e l’arte. Nel Novecento è stato reinterpretato dalle nuove religiosità neopagane e oggi può essere nuovamente utilizzato per parlare di corpo, natura, femminile, identità e comunità.

Mettere in dialogo queste diverse dimensioni è possibile proprio quando siamo consapevoli delle loro differenze. Per me questo è uno degli aspetti più affascinanti della ricerca sul folklore: capire da dove arriva una traccia, seguirne le evoluzioni e osservare che cosa può diventare quando incontra un tempo diverso da quello in cui è nata.

Dal Sabba alle molte identità della masca

L’esperienza di Paraloup mi ha riportata, ancora una volta, davanti alla stessa domanda.

Quando raccontiamo una figura complessa come quella della masca, quale voce scegliamo di ascoltare?

  • Una fonte processuale del Quattrocento?
  • Una testimonianza raccolta nel Novecento?
  • Una leggenda tramandata oralmente?
  • Un masso erratico o un altro elemento naturale intorno al quale generazioni di persone hanno costruito racconti e ritualità?

Sono tracce diverse, da riconoscere per ciò che sono prima ancora di provare a metterle in relazione ed è seguendole che dietro alla parola “masca”, continuano a emergere figure molto più numerose e contraddittorie di quanto una sola definizione potrebbe contenere.

Ma questa è una storia che merita un viaggio tutto suo.

Fonti e riferimenti per approfondire

  • Michael D. Bailey, Origins of the Witches’ Sabbath, Penn State University Press, 2021.
  • Carlo Ginzburg, Storia notturna. Una decifrazione del sabba, Einaudi.
  • Ronald Hutton, The Triumph of the Moon: A History of Modern Pagan Witchcraft, Oxford University Press, 1999.
  • Ethan Doyle White, Imagining the Witches’ Sabbath: Visions of Darkness Since 1900, Cambridge University Press, 2026.
  • Nuto Revelli, Il mondo dei vinti, Einaudi.
  • Nuto Revelli, L’anello forte, Einaudi.
  • Treccani, voce enciclopedica Sabba e voce Sabba del Vocabolario.
  • Treccani, La caccia alle streghe, in Storia della civiltà europea.
  • Michele Motta, I miti delle masche. Il lavoro per l’Universita degli Studi di Torino descrive i rapporti fra miti e morfologia dei massi erratici.